Elena Rosci ha scritto un libro molto interessante: "Mamme acrobate" (Rizzoli) un libro che racconta come la condizione femminile sia, sociologicamente, quella dell'equilibrista, in bilico tra famiglia e lavoro. Lo sappiamo, è così da un pezzo. Quello che scopriamo è come la condizione di acrobata sia diventata esistenziale, assoluta, accettata e perciò sia un punto di partenza, seguito da aggiustamenti costanti. Un po' meno carriera, un po' meno famiglia, una delega di qua, un recupero di là. Ma non è un problema indivduale. E' un problema collettivo. La "questione femminile" (terribile, riecheggia la "questione meridionale")è il punto di confluenza di tutte le contraddizioni, tra una società che svuota di significato il ruolo materno e tra una coscienza idividual-familiare per la quale il ruolo materno è l'assoluto, la missione comunque impossibile. E non basta dare un premio alla ultraottantenne Doris Lessing o proclamare che Margaret Atwood è "tra le più grandi scrittrici del mondo". Una generazione di mamme acrobate sta passando la vita sul filo. Non è una gran consolazione sapere che molte riescono addirittura a non cadere.
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GianMi 15/ott/2007 16:15:05
roselina salemi 15/ott/2007 16:29:09
Guido 15/ott/2007 22:31:16
GianMi 16/ott/2007 00:44:50
roselina salemi 16/ott/2007 01:07:54
Guido 16/ott/2007 12:18:29
roselina salemi 16/ott/2007 12:47:59
GianMi 16/ott/2007 14:29:49
Guido 16/ott/2007 17:40:01
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